
Caro lettore, oggi vorrei raccontare una storia. Una storia di vita reale, di lutti, di migrazioni, di disagi. Una storia a lieto fine. È il primo quadrimestre al liceo scientifico Belfiore di Mantova.I ragazzi della quinta L prendono disordinatamente posto in classe , pronti a contare i minuti che li separano dalla fine delle lezioni. Come ogni mattina, a fare loro compagnia, troviamo il nutrito gruppo di pinguini e orsi polari che solo in questa fredda aula trova le condizioni climatiche per poter sopravvivere. A parte qualche atto di bullismo degli animali nei nostri confronti (per esempio alcuni vengono continuamente picchiati e accusati di barare a carte dai pinguini che si rifiutano di pagare le scommesse) la vita scorre fredda e serena in classe fino ad un fatidico giorno. Un mattino, B.F. , vittima dei pinguini e rappresentante di classe, entrando in aula, trova tutti i suoi amici animali congelati, morti stecchiti. Quel poco di riscaldamento che c’era è partito durante la notte e tutti i poveri plantigradi e gli uccelli non sono riusciti a sopportare il gelo intenso. Dato che non era la prima volta che veniva fatta notare ai piani alti l’inadeguatezza della struttura, è convocata al volo una riunione di classe fuori dai cancelli. Ma quella dei ragazzi è una protesta isolata. Nessun altro nella scuola li appoggia. Sono ben al calduccio coloro che di solito parlano sempre per primi, ma non fanno mai niente per risolvere i problemi di tutti i giorni. Ecco che, tuttavia, all’improvviso, si uniscono ai nostri eroi anche i ragazzi di quinta A, nelle medesime condizioni. Tra le lacrime(sia per il freddo sia per il lutto) le due classi, seppure oppresse da alcune diserzioni, decidono insieme di ritirarsi in un luogo riscaldato per scongelare le membra intirizzite e stabilire un piano di battaglia. Il Marato..ta (per la privacy) è il luogo che cercano. Tra caffè bollenti, briscola chiamata, monopoli, Forza4 e scacchi/dama, decidono di non accettare altre migrazioni come in passato per sopperire alla mancanza di riscaldamento in classe. Prevale quindi la linea dura. La mattina successiva, come per magia, i ragazzi non credono ai propri occhi o, per meglio dire, alla propria pelle. In classe ci sono 19 gradi addirittura, ben più di quanto avessero chiesto nelle letterine di S. Lucia. Per una volta, la divinità della scuola, il guru di insegnanti e presidi, la massima carica del sistema, l’infallibile, l’inconoscibile, il noumeno, era stata svegliata dal suo letargo millenario. La prefettura è intervenuta “rattoppando” la falla nella caldaia della scuola e promettendo l’installazione di termoconvettori efficaci nelle aule disagiate. La prima battaglia è vinta. La guerra continua. Di comune accordo, si decide, date le mutate condizioni climatiche, di cambiare la fauna. La classe riesce così a giustificare la puzza di morto e selvatico che fa rizzare i capelli in testa a bidelli e messaggeri vari. Ma questa è un’altra storia! Se proprio volete trovare una morale a questa storia, posso solo indicarvi la strada.
Cercate di essere tutti un po’ più disponibile nel capire i problemi degli altri, non ignorate chi soffre e rimanete sempre uniti e compatti come classi. Sperando di non avervi annoiato (manzoniana memoria), auguro a tutti un buon Natale e felice anno nuovo.
Bresciani Francesco 5° L






